Il paese perduto

Racconti & riflessioni

Filosofeggiando sulle origini di un malessere diffuso:

 

Il "Paese Perduto":

Immerso tra migliaia di persone mi sento solo, cerco qualcosa, ma non capisco cosa, non mi manca nulla, eppure...

...  mi ritrovo in una cittadina della riviera ligure “Chiavari”, sono le sedici di domenica e, ricordando i tempi della mia gioventù, mi reco in “Caroggio drito” (Vicolo Dritto), la principale strada della città, dove lo struscio domenicale era obbligatorio.

Chiavari  i Caroggi (Caruggi) Chiavari, ora di pranzo,
i vicoli a quest'ora sono deserti.

Chiavari  i Caroggi (Caruggi)

Ricordo una strada piena di negozi, di vita, di signore imbellettate con la puzza sotto il naso e signori impettiti con sorriso di circostanza, tutti in sfilata, tutti apparentemente indifferenti, ma tutti consci di appartenere ad un gruppo, ad una comunità e come tali con un proprio ruolo da ostentare e da difendere.

Oggi, pur essendo l’ora del passeggio domenicale, non riscontro più quell'atmosfera; tutti passeggiano come allora, ma indifferenti gli uni agli altri, tutti nel più completo anonimato.
Non ci sono ruoli da definire né apparenze da ostentare, l'unico orizzonte è il loro naso, si muovono in mezzo alla gente, soli, come se invece di persone vi fossero alberi e l'unica attenzione fosse quella di schivarli.

Chiavari  i Caroggi (Caruggi)

 

 

Passo davanti alla caffetteria del centro, qui l’elite della città si ritrovava per il tè ed i tavoli erano sempre occupati, quasi prenotati a vita e le signore si guardavano, si sorridevano, si giudicavano, a volte si odiavano, ma non potevano vivere senza questa comunità, senza questo senso di appartenenza.

Chiavari  i Caroggi (Caruggi) 

 

 

Oggi il locale ha come unica cliente un’anziana signora, che, come ultimo baluardo di un'antica stirpe, siede impettita rimestando senza fine la sua  bevanda.

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Così penso e faccio confronti:

con la scomparsa delle comunità locali con tradizioni ben radicate e valori definiti, il “paese” originario, fonte primaria di comunità, è morto o sta per morire, ucciso dalla multi etnicità culturale e non ancora rigenerato dalla interazione della convivenza.

Oggi tutta la comunicazione si basa sulla tecnologia, tutto tende all’efficienza ed all’individualità.

Anche la televisione, bene primario di questo periodo storico, dà una grossa mano alla scomparsa del “Paese” e porta il suo “utente” ad interagire in modo individualistico con essa, creando ambienti "autosufficienti" senza necessità di relazioni dirette.

Da non molto tempo un nuovo "Sistema di comunicazione" inizia a fare breccia in questo stato di cose, supera i confini dell'autosufficienza ed affranca il “Paese” dai suoi confini geografici: 

      "Internet"

Internet come l'Araba Fenice fa risorgere dalle ceneri del "Paese Perduto" l'opportunità di incontrare persone senza vincoli e schemi prefissati. 

In Internet ci si incontra per il semplice fatto di essere li, ci si frequenta perché ci sono affinità o interessi comuni, come nel “Paese” originario non si devono prendere appuntamenti e/o vincoli, ci si reca al punto d'incontro e si vede chi c'è.

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Internet ci offre l'opportunità di ricreare il "Paese", di generare comunità senza restrizioni geografiche che prima ne erano il "sine qua non", ci fa superare i vincoli del "Paese" antico e ci permette di essere finalmente noi stessi.
 Internet, con la possibilità di lasciare in un cassetto le "maschere" con cui normalmente ci travestiamo per il pubblico, ci permette di indossare i nostri sogni ...   di apparire quello che in realtà siamo o che vorremmo essere.
Internet ci libera da quel mondo di esteriorità in cui ci nascondiamo sin da bambini, perché incapaci di svincolarci da un'educazione di sole formalità.

Nasce così:

Il "Paese Virtuale"

Un posto dove non ci sono differenze di razze e costumi, un posto in cui si può comunicare, si può fare "Paese". 

Un Paese virtuale, senza quelle ipocrisie che erano la parte "NO" del Paese originario.

Un Paese in cui si possa essere finalmente se stessi (anche creandoci un "avatar" su misura) e si possa farne parte solo per affinità intellettuali, senza remore "culturali" che impongano comportamenti non consoni al proprio io. 

Un paese libero nel bene e nel male

Un Paese bello e pericoloso, molto pericoloso, ove si possono ritrovare le antiche leggi della giungla.

Qui vi è un nuovo modo di conoscere e di comunicare, che ci porta verso libertà a noi non consone, in cui  tutto è da esplorare e da capire, dove l'informazione  si può spingere oltre i limiti della nostra capacità di comprendere e quindi diventare pericolosa.

Sta a noi decidere se o come usare questa opportunità che ci può rendere migliori e più liberi o darci in pasto alle belve liberamente circolanti in questo luogo.

Perché sia realmente un'opportunità, dobbiamo "crescere" consci dei pericoli e della possibilità che il nostro interlocutore non sia chi ci vuol far credere, ma bensì un losco approfittatore .

Possiamo mostrarci "nudi" verso gli altri (avendo la forza di esserlo), oppure crearci l' "avatrar" dell'uomo che vorremmo o avremmo voluto essere e vivere nel mondo virtuale quell'avventura possibile solo nei sogni.

Però le maschere di comodo qui create, non possono uscire dal mondo di "Fantasilandia", pena un increscioso smascheramento, con il solo risultato di ritrovarci soli.

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Philosophy:

 

Ciuccia ‘n ciou cian cianin, ‘nte ‘n canton


(Traduzione dal genovese :   succhia un chiodo pian pianino, in un angolo   )

(Antico detto cinese)he

 

 

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  Autore: Solaxart    e-mail: solaxart@preboggion.it